Introspection
Tante persone sono chiuse dentro se stesse come scatole, eppure si aprirebbero meravigliosamente se solo vi interessaste a loro. (Sylvia Plath)Fermate
Sto pensando a cosa è meglio per me. A volte penso tanto all’amore. E’ sempre mancato dalla mia vita. Sono sempre stata la ragazza senza compagno – difficile per gli altri stare con me, non mi ci si affeziona facilmente. difficile per me trovare un ragazzo per cui valga la pena darmi pena.
Penso al mio futuro. Ci sono maglie appallottolate nel cassetto, le più vecchie hanno i pallini e sono un po’ sformate. ho butto un paio di scarpe la settimana scorsa, la pelle era come grattata via. Mi chiedo se il cuore mi si stringerà così ogni volta che dovrò gettare via qualcosa. Ogni settimana vado a L. almeno tre volte, sono sei per quattro ventiquattro euro. Prendere il bus è molto triste, specialmente quando piove. Salire tutti bagnati e timbrare frettolosamente il biglietto mentre l’autista riparte velocemente rischiando di farti cadere. Sedersi cercando accuratamente un posto vuoto, per spaparanzarsi meglio. Vedere sempre lo stesso paesaggio dal finestrino. Non riuscire a scorgere i volti degli altri, se non quando sale qualcuno. Ascoltare i discorsi, quando non si sente la radio. E’ meglio il treno, con la sua spaziosità, le sue stazioni affollate, i baci rubati alla fermata, la confusione di chi parte e chi arriva, la possibilità di confondersi tra gli altri e il piacere di condividere uno spazio. Le stazioni mi sono sempre piaciute. Anche gli aeroporti. Vorrei avere qualcuno che mi stringa alla fermata un giorno, che mi baci e mi lasci andare. Qualcuno a cui mancare, anche se poi non te lo dice.
Soundtrack: Offlaga Disco Pax – Dove ho messo la Golf?
per quanto tempo si può sopportare di sentirsi inutile? tutta la vita? un mese? due anni? dieci anni?
Credo che i miei vogliono che io faccia qualcosa ma il risultato pratico che ottengono è accrescere il mio senso di colpa.
Ripongo la massima fiducia nella mia prossima partenza, faccio pacchi imaginari e me ne vado senza salutare.
Il caffè doppio è la mia salvezza, se non lo bevessi mi addormenterei durante la lezione, recitata con una voce monotona da messa.
Ci sono sorrisi che ti convicono a seguirla, invece, la lezione. Sorrisi fatti con la bocca, con i denti, con gli occhi e i nei.
Ho avuto un crollo dell’autostima, recuperata prontamente grazie ai social network. Tutti dovrebbero avere dei followers così affezionati. Ogni tanto la faccio anche io, questa cosa di tirare su di morale qualcuno che sta male. Mi metto da parte una buona scorta di karma. Di quello cattivo ne ho già troppo.
Mi accorgo che conosco persone con la data di scadenza. Finirà l’inverno e così finiremo anche di vederci. Tutte insieme ad aspettare l’inizio della lezione in aula B. Non parlerò più del prezzo dei taxi in Egitto nè del modo di servire da bere in Spagna. Chissà dove sarò tra un anno.
Mi piacciono le tazzine di caffè, gli alberi nella nebbia e le valigie. Mi sento in colpa verso la società ma non riesco a capire perché finchè non apro e-mail lette e poi dimenticate. Mi ricordo del contenuto del senso di colpa: sono una contravvenzione all’assioma “essere disoccupata vuol dire essere improduttiva e quindi è peccato” alla base della nostra società capitalista. O forse è solo che contravvengo al MIO personale assioma “non essere perfetta non è da te e quindi è peccato”. Forse sono io che aspiro a troppo – vorrei eventi straordinari che sconvolgessero la mia vita. non lo so, mi commuovo per le citazioni di canzoni fuori contesto e mi entusiasmo per chi va a New York. O forse non voglio eventi straordinari ma solo eventi. Vorrei maledettamente che succedesse qualcosa.
Il lavoro è il miglior antidoto alla paranoia, disse qualcuno di famoso di cui non ricordo il nome. Mi sono riempita di eventi, volti, esperienze.
Mangio strudel di mele non per il suo potere antidepressivo ma perché è buono e ascolto canzoni credendo che abbiano il potere di farmi stare meglio.
(L)autoritratto
ho scoperto che la cosa più terapeutica che ci possa essere è farsi dei ritratti.
Due anni fa avevo iniziato un vero e proprio “progetto 365″, che implicava fare una foto al giorno per un anno – progetto che poi è naufragato. Queste foto potevano essere anche dei ritratti. alla fine la fotografia mi era venuta a noia, dovevo laurearmi e ho lasciato perdere tutto.
Nel 2011 non ho preso molto in mano la macchina fotografica. A settembre ho cominciato a partecipare regolarmente alle attività di un gruppo volontario Amnesty e ho preso di nuovo in mano la mia fedele nikon. Che sfortunatamente dopo poco si è rotta. E’ rimasta in assistenza fino all’inizio di dicembre
Adesso la mia Carlotta è di nuovo con me. Non assaporavo da tempo le sensazioni che ti può dare una fotografia. Sono sempre stata molto severa con me stessa, e giudico male le mie fotografie, figuriamoci i miei autoritratti che uniscono la critica al soggetto e all’autrice!
Tuttavia, guardando foto vecchie, mi sono accorta che non sono poi male come pensavo. Certo, non posso paragonarmi ai miei modelli, ma neanche a quelli che scattano foto di cui non si capisce il soggetto.
Ho ricominciato a fare foto e ho preso un soggetto problematico: me stessa. Adesso potrò sperimentare mille espressioni, mille modi di catturare la luce, i colori… Ho tutto quello che mi serve: modella, macchina fotografica e cavalletto!
buoni propositi 2011
Ho riesumato il mio account listography e dall’armadio sono saltati fuori vecchi scheletri. Tra questi una lista di cose da fare nel 2011, di buoni propositi stilati quando ancora avevo entusiasmo per questo anno dimmerda. Tra tutti, diciamo che sono riuscita a realizzare solo due e mezzo: laurearmi e iscrivermi a un master. Fare più attività fisica è stato straordinariamente mantenuto per gli ultimi tre mesi dell’anno ma penso che non valga, anche perché ho trovato mille scuse per farlo saltuariamente e non so se ricomincerò nel 2012. La professione già dall’anno scorso era nei miei sogni: trovare un lavoro ed emigrare potrebbero essere tutt’uno. Poi ci sono le preoccupazioni esistenziali: rischiare ed essere più elastica sono i consigli che mi davo, adesso mi fanno ridere. Mi meraviglio sempre di com’ero infantile un anno fa e temo di esserlo ancora. Perciò quest’anno niente buoni propositi, viviamo la vita come viene, giorno per giorno. Carpe that fuckin diem.
Bilancio positivo del 2011
Le cose più belle del 2011. Perché devo pensare positivo.
Tumblr è stato un anno di tumblr. Un anno in cui ho scoperto di non essere l’unica a sentirmi sola e non riuscire a fare nulla per cambiarlo. Che già ti fa sentire meglio. Un anno in cui ho condiviso le mie passioni e ho scoperto che molti apprezzavano le stesse cose che apprezzo io. Anche il mio umorismo più becero e i miei urletti da fangirl.
Valentina. Ho conosciuto Valentina su tumblr e all’inizio è stato strano, perché io non ci ho messo il minimo sforzo per contattarla. Adesso è diventato un piacere leggere le sue e-mail e ricevere i suoi regali. Sento più vicina lei di persone che abitano a pochi chilometri.
Laurearsi. Vuoi mettere non avere più il peso di dieci esami? L’anno scorso mi sentivo il fiatone.
Le persone che chiedono di vederti. In questo mondo di ladri, santi (finti), profeti (di disgrazie) e navigatori (marinai), è raro trovare qualcuno che ti si attacchi sinceramente non per proprio tornaconto. Io forse ho capito come si riescono a distinguere dalla massa. Quando vengono dalle tue parti per due giorni e un giorno lo vogliono passare con te.
Il master. Magicamente a questo master hanno partecipato persone con cui è bello, interessante ed educativo parlare. Ilaria ha studiato a Padova e vissuto in Spagna fino a Ottobre, ha ancora voglia di viaggiare e imparare (come me, come noi tutti), Rosella è stata un anno in Francia, Eleonora ha lavorato tre mesi in Egitto e si è chiusa in casa mentre fuori c’era la rivoluzione.
I concerti. Lou Reed, i Verdena, Cristina Donà a Lecce. Perché che anno è senza concerti? Mi danno un’estasi temporanea, durante la quale è bello anche quello che di solito odio, cioè mescolarmi alla folla. A Lecce ho aspettato tantissimo per vedere Lou Reed, ore in piedi con un caldo eccessivo. Ma poi ho chiuso gli occhi e dondolato la testa sulle note di Venus in Furs.
E tante altre che ora non ricordo.
Ferragosto
Questa è un’altra di quelle “feste comandate” che si snaturano nel momento in cui decido di onorarle. Come faccio a divertirmi a comando? Io mi diverto solo quando e se lo voglio.
Vorrei semplicemente che lo slancio a divertirsi fosse più sincero. Che si andasse in spiaggia a dormire all’aperto per il piacere di farlo, non perchè lo fanno tutti. E non occorre aspettare la fatidica notte di metà mese per farlo.
Oggi ho riletto i miei vecchi stati – esiste un’opzione che ti permette di scaricarli direttamente sul computer. Un’operazione nostalgica certo, ma anche un’occasione di riflessione. Guardando alla mia vita e ai miei atteggiamenti di qualche anno fa mi accorgo che ero troppo severa con me stessa – senza che ce ne fosse bisogno. Le mie foto erano belle, avevo amici. E invece mi crucciavo perchè non ero abbastanza brava e perchè nessuno mi pensava. Il pessimismo mi caratterizza e posso fare in modo da mitigarlo un po’ ma è parte di me e non se ne andrà mai del tutto. Nonostante ciò devo cercare di non lasciarmi sopraffare e non dimenticare mai che si può sempre ridere di se stessi. Infatti è la cosa che so fare meglio. A parte fustigarmi per non essere nata Bill Brandt o Ernest Hemingway, è chiaro.
1. HO bisogno di pratica per imparare a stare con la gente.
2. Ho bisogno di pratica per essere più ottimista. Non credo che continuare a ripetermi di essere inguardabile possa essere un buon passo in questo senso.
3. Vorrei essere capace di respirare la libertà di questi mesi
Oggi vi parlerò di un blog che ho scoperto da tanto e che attualmente è uno di quelli che corro a leggere quando viene aggiornato: julia.
julia è un blog atipico perchè più che da leggere è da guardare: i post sono costituiti principalmente da foto, con un breve commento alla fine. Le foto sono tutte ad altissima risoluzione e di buona qualità. Apprezzo molto come la blogger riesca a mettere insieme scatti di autori diversi e a trovare un filo rosso che li unisce.
Ma chi è la blogger? Non so se il suo nome vero sia Julia, perchè non parla molto spesso di sè. Tutto quello che si capisce è che è svedese e che è affascinata dalla natura selvaggia, dai cerbiatti e altri animali e dalla moda. Ci sono comunque delle categorie sulla destra che rendono facile la navigazione. A me per esempio piacciono particolarmente i post su “interior” e “wilderness”, ma in genere mi piacciono tutti, non sto a guardare la categoria.
Se anche voi nutrite questi interessi seguite il suo blog. Io per esempio rimango affascinata da post come questo, quest’altro ma anche questo.


