la compagnia fa miracoli

si prospetta una giornata divertente: la gente nuova mi distrae da me stessa. così evito di cadere nella tristezza…
è come aver assunto morfina, non sento dolore anche se so che mi stanno tagliando una gamba. so di essere mediocre cioè, so di non avere futuro in niente perchè non so fare niente, eppure al momento è l’ultima cosa di cui mi preoccupo…

Perchè non può essere sempre estate?? Perchè deve esistere qualcosa che mi impedisce di sedermi con mia madre a pulire i fagiolini? O di cazzeggiare sul web ed aprire un livejournal così, perchè non so che fare? Che mi impedisce di uscire quando voglio, di leggere tutto il pomeriggio e anche la notte, e guardare brand:new a mezzanotte o quei bei film che fanno su raitre a partire dalle undici e mezza??
Continuerò a rimpiangere quello che non ho fatto, come adesso che mi aggrappo a qualcosa che sarà più bello nel ricordo e nel rimpianto, e vivo nel passato e invece di alzarmi e sconvogere il presente con mani violente carezzo con dita molli quello che non è più…

delirio di un pomeriggio di fine estate

perchè non può essere sempre estate?? perchè deve esistere qualcosa che mi impedisce di sedermi con mia madre a pulire i fagiolini? o di cazzeggiare sul web ed aprire un livejournal così, perchè non so che fare? che mi impedisce di uscire quando voglio, di leggere tutto il pomeriggio e anche la notte, e guardare brand:new a mezzanotte o quei bei film che fanno su raitre a partire dalle undici e mezza??
continuerò a rimpiangere quello che non ho fatto, come adesso che mi aggrappo a aqualcosa che sarà più bello nel ricordo e nel rimpianto, e vivo nel passato e invece di alzarmi e sconvogere il presente con mani violente carezzo con dita delicate quello che non è più…

farsi il giro del quartiere è un movimento che non porta a nulla. il pomeriggio va giù lento. le strade sono vuote. a casa non c’è nessuno. se mi guardo allo specchio precipito nel vuoto delle mie pupille, all’infinito.

a stupid afternoon

starless dei verdena, colonna sonora per questa apatia pomeridiana pre-ritorno-alla-non-estate… ma quanto è brutta esattamente la non-estate?? non fare quello che si vuole quando si vuole? è banale ma vero.
la scuola mi uccide. vorrei che studiare mi portasse a credere in me stessa e nelle mie capacità e nel mio futuro -ma non vedo altro che grigio, grigi muri inespressivi

Nella vita reale non è finita con una camomilla: ho spezzato la monotonia di questo agosto con una mattina in spiaggia, e con un po’ di compagnia. Più che alla monotonia però ho trovato la cura, temporanea forse, al tormento di star vivendo male la mia vita… Mi sento meno in colpa, adesso, non mi vergogno di quello che faccio, anche se sento che non basta affatto per dire "io ho vissuto".
Come si fa a dare un senso alla propria vita?

Non importa quanto mi rivolti tra le coltri fino a notte fonda perchè non riesco a dormire dall’angoscia, il giorno dopo sarò di nuovo seduta immobile a guardarmi intorno come se non ci fosse via d’uscita da questo labirinto.
E potrei davvero io essere così forte e sicura di me stessa da forzarmi a vincere l’inerzia, quotidiana più del pane, e decidere che continuare a vivere così non si può? Che devo cambiare? forse avrei dovuto essere un paio di ruvidi artigli sul fondo di mari silenziosi
Non me la sento: ci vuole grande determinazione per imporsi una tale svolta.
E io forse non sono ancora così totalmente disamorata di queste giornate solitarie da volerle drasticamente cancellare.
Eppure, com’è forte la vergogna, a notte fonda, la vergogna di una vita arida e inoncludente!
Sarà che la notte è un po’ come la morte -fatto sta che mi pento delle mie omissioni, e mi dispero per un po’ per poi finalmente addormentarmi.
La prossima volta mi faccio una camomilla.

Tutto quello che scrivo adesso mi sembra così poco scorrevole. Stenta a muoversi come una persona in un sogno.
Volevo solo dire di aver letto “Canto d’amore di J. Alfred Prufrock” di Eliot e di essere profondamente umiliata dal fatto di non poterlo aver compreso senza commento… ecco tutto. E’ bellissimo comunque. Penso di essere molto simile a Prufrock, con la sua indecisione e vigliaccheria -non è come Amleto, l’eterno dubbioso, ma solo un personaggio secondario, un cortigiano, un buffone -e le donne vanno e vengono parlando di Michelangelo -qualcuno con molta più creatività di lui, certamente -mentre lui non riesce a dichiararsi e a “disturbare l’universo” di quella piccola società riunita in una sala da tè -non credo che le sirene canteranno per me

Il leone senza denti (che titolo balordo) -seguito del post precedente
Grazie alle mie notevoli capacità mimetiche riuscii a non farmi notare da nessuno, cosa peraltro abbastanza facile perchè tutti erano assorbiti dagli eventi e io passavo perfettamente insosservata. Almeno fino al momento delle foto con la festeggiata, in cui mi sono esibita con uno splendido sorriso a labbra sigillate (giuro, non riuscivo ad aprire la bocca) e risposi con un mugugno ai complimenti della madre di F. e di suo fratello (*momento di rabbia* volevo solo non essere notata, perchè non mi hanno lasciata in pace?).
Poi aiutai la madre di F. e suo padre e la nonna a mettere a posto, e colsi l’occasione anche per andarmi a togliere le lenti e rimanere un po’ da sola (mi lavai anche i denti, dato che avevo un alito insopportabile).
Tornata fuori, rimasi ad ammirare, immobile come un attaccapanni, gli amici di F. che pian piano -non potevo credere ai miei occhi!!!- se ne andavano. Ero molto felice, nonostante l’imbarazzo per essere muta davanti agli altri chiacchieroni. Era una cosa surreale, sembrava un quadro di De Chirico: una lunga prospettiva con loro lontani, sul fondo, e io e un altro ragazzo isolato come me che li guardavamo dalla veranda, spazio che ci separava anche idealmente da loro (uh uh!). Con questo ragazzo si stabilì una strana empatia per la quale avevamo le stesse reazioni a certe cose (per esempio, ridevamo per le battutine che ci giungevano all’orecchio da quel mondo parallelo al nostro).
Dissi alla madre di F. che mi si chiudevano un po’ gli occhi e -non l’avessi mai fatto- quella cominciò a ingiungere imperiosamente alla figlia di salutare gli amici e di ritirarsi. Ma, ancora peggio, mi mandò a dormire con la NONNA. Parallelo fin troppo evidente, ahimè.
Dormii tutta la notte su un fianco, causando il ristagno del sangue e lo spostamento delle viscere da quella parte del corpo. L’intestino tenue ancora non si è risistemato. Per fortuna mi svegliai in tempo per andarmene con i genitori di F. che hanno un negozio in città -la furba non mi aveva svegliato nonostante l’avessi sollecitata in questo senso due giorni prima… voleva che restassi con lei a godermi la spiaggia e il mare e la compagnia sua e dei suoi amici. Perciò me ne scappai difilato.
Mi dispiace di non poter corrispondere la sua amicizia. Siamo troppo diverse. A lei piacciono cose che io odio, e io trovo interessanti cose che invece per lei sono noiose.
Continua a insistere che io vada a passare un giorno con lei alla villa.