nuove esperienze: socializzazione
o quasi. stamattina dovevo andare con f. a prendere il regalo per il compleanno della medesima -abbastanza strano, no?- e te pareva se non si portava dietro un’amica. ora, è doveroso informare chi legge del fatto che io non sopporto stare con gli estranei, perchè non so cosa fare/dire e persino che espressione facciale mantenere. per questo, gli occhiali da sole sono una benedizione, ma la bocca? così mi mordo quando posso il labbro inferiore, abitudine che mi conferisce un’intelligentissima faccia da criceto. così so per certo che quest’amica penserà che sono una cretina “sfigata”, come si suol dire. inoltre, peggio di peggio, questa qui era firmata da capo a piedi, le mancavano solo le unghie finte dolce&gabbana (la sua marca preferita forse, visti gli occhiali e le scarpe). così mi ero assicurata anche giudizi poco felici sul mio abbigliamento, per non parlare del mio aspetto fisico, incompatibile con gli standard odierni in cui lei invece rientrava perfettamente (e invece lo sai che anche le fuori-standard non firmate possono avere un grandissimo successo sociale, quindi statti zitta, non è qui il problema, è nel tuo cervello).
comunque, piena di disagio e di bile perchè intanto avevano deciso di fare colazione e così avremmo passato ancora più tempo insieme mentre io volevo solo prendere il regalo e andarmene, le seguivo indifferente a tutto, cercando di pensare il meno possibile a quello che dicevano perchè mi avrebbe irritato ancora di più.
poi hanno cominciato a parlare di un regalo di cui non avevo mai sentito parlare -un orologio, mentre noi le dovevamo regalare il cellulare- e per capirci qualcosa ho distolto il cervello dalla contemplazione della natura, del cielo, del marciapiede e mi sono sintonizzata sulla loro conversazione.
-sopportale, stai alla battuta, scherza con loro, tanto mica te le devi sposare!- mi aveva detto mio padre, e questo era quello che mi accingevo a fare (non sposarle, ma adattarmi a loro). non mi sembrava più tanto pesante ascoltare i loro discorsi, farmi coinvolgere nei loro problemi -perchè adesso erano anche miei problemi- e li ho trovati più interessanti di quanto avessi potuto immaginare.
dopo un debole tentativo di scapparmene -“scusate, se dobbiamo andare in centro me ne devo andare, devo cucinare, sì mangio presto io, alle undici sapete…”- le ho seguite e il guaio si è sviluppato e c’ero dentro anch’io e mi piaceva, perchè facevo qualcosa di utile e non ero imbranata come al solito, e ho parlato con la ragazza -che era mia omonima- (AL MIRACOLO!!!) di questo guaio e finalmente ho detto qualcosa di sensato, avendo capito almeno qualcosa di tutto quel casino. e solo quando f. mi ha lasciato da sola con i soldi e la mia omonima e un’altra ragazza mi sono sentita disorientata, ma è stata cosa breve e subito mi sono ripresa e sono riuscita a non impappinarmi come mi succede di solito e a non fare figure di merda e da cretina.
oddio, un paio di figure da idiota le ho fatte -ma nel complesso, mi è andata bene…
anche se non è socializzazione questa, -si trattava solo di saper fare qualcosa- per la socializzazione vera ci vuole più sentimento, perciò ancora non mi sento sicura di essere abbastanza per una vita vera

Advertisements

2 thoughts on “

  1. sono i theatre of tragedy..non c’e’ nessuna connessione,la stavo semplicemente ascoltando in quel momento.Il mio commento al tuo post al contrario non e’ stato molto edificante ma son rimasta stupita da ..ehm..le seghe mentali che ti fai con le persone,anche quando non ne vale la pena.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s