Nella tana del leone
La cosa più sgradevole che mi possa capitare è stare con gli amici di F. Primo perchè sono estranei. Secondo perchè mi sento continuamente giudicata in maniera pesante perchè non sono bella e alla moda come loro (claudia, so cosa stai pensando… :). E c’è un terzo motivo riguardo al quale non sicura, non conoscendoli a fondo -che sono insopportabili. Li sento parlare e mi viene la pelle d’oca. Dicono cose completamente inutili, possono parlare per ore senza dire nulla di fatto. E’ questa la sterilità sociale di cui parla Federica e che io tanto odio, spiritualmente dico -mi sento sprofondare quando sto con persone così. Qualche esperienza diretta l’ho avuta, per essere precisi; una volta con le sue amiche sono andata a cazzeggiare a un bar che frequentano abitualmente; un’altra con gli amici di mia cugina ho cazzeggiato in piazzetta (la mitica piazzetta!), per due sere. stavo per impazzire. Ah, e poi, quelle due volte che sono andata in “viaggio d’istruzione” in Gran Bretagna… ma preferisco non parlarne. E’ stato troppo traumatizzante (esagerazione comica). Mandavo alla mia famiglia delle specie di S.O.S. tramite e-mail a cui loro mi rispondevano con parole di conforto (questo è vero). Ho pianto (anche questo). Ci mancava poco che avessi le crisi epilettiche (bugia, ma non si sa mai…).
La sera della festa, alla villa di F., ho mandato allora sms di sfogo ai miei genitori e a D., persona sensata con cui nonostante i miei sforzi non riesco ad aprirmi completamente… ma questa è un’altra storia, e se ne dovrà parlare un’altra volta (cogliete la citazione? :). Non ero disperata però, perchè il peggio doveva ancora arrivare. Quella sera infatti avrei dormito lì, godendomi la festa fino alla sua fine. Altre due mie amiche, Anna e Fede, che erano venute alla festa, un po’ meno sensate di D. ma tuttavia simpatiche e divertenti, hanno cominciato ad avvertirmi del pericolo che correvo; io continuavo a non realizzarlo e ridevo, ridevo, perchè la mia situazione, vista con occhio critico, era molto comica.
Venne il momento per loro di andarsene; rimasi sola con i miei compagni di classe, che non frequento spesso ma che mi piacciono abbastanza, forse perchè sono meno estranei degli amici di F., mi conoscono e con loro ho meno paura di essere giudicata. Presto se ne andarono anche le ragazze. Rimasi sola con i ragazzi. Questi forse sono i migliori, sono intelligenti e pieni di umorismo; dopo un po’ però si misero a parlare di formula 1 e calcio e non potei più intervenire e incrociai le braccia e stetti con loro adempiendo alla mia funzione di statua da giardino decorativa finchè non se ne andarono. Anche loro erano coscienti delle ore terribili che avrei vissuto lì alla festa, e mi raccontavano di come si finisse alle quattro e non si andasse a dormire.
Così rimasi sola nel mio peggiore incubo.
Quello che accadde dopo andò oltre le mie aspettative.

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