Parte prima: risveglio
Il cielo è più grigio del grigio e quella che filtra dalle tapparelle a stento si può chiamare luce, grigia anch’essa, ma del resto, che si può pretendere alle sette meno un quarto del mattino?
Sveglia dalle sei e venti grazie a un previdente orologio biologico, mi alzo e vado in bagno, prendendo atto del fatto che questa è una giornata di merda. Ho dormito poco, mi sento intorpidita e mi muovo con fatica.
Mi guardo in faccia nello specchio del lavabo e decreto che studiare fa male, la nostra società è sbagliata, costruita intorno alla macchina, mirante a una produzione rapida e al rapido consumo, che realizzarsi è impossibile e siamo tutti alienati, insomma faccio un brevo saggio di ispirazione frommiana sul lavoro oggi.
Adesso posso solo sperare che mio padre non accenda quell’aggeggio infernale che ti urla nelle orecchie senza smettere di ciarlare, così fastidioso di prima mattina quando si è deboli e intronati. Sperare è inutile, imparo dopo tre secondi. Papà ha acceso la TV.
Non mi rimane che fare colazione, vestirmi e infilare la porta. Per andare dove? Ah si, a scuola. E soprattutto a occupare un banco decente. Al pensiero di averne uno isolato mi sento mancare.

Parte seconda: passero solitario
Corro da D. per farla sbrigare; scende in ritardo e corriamo a scuola, ma è tutto inutile. TUTTE le file sono occupate, tranne ovviamente la prima, e sorridenti gli amici che hanno riservato i posti si scambiano abbracci e baci, contenti di stare insieme. In un angolo, se volete rovinare il ridente quadretto, ci sono io, sorrisetto nervoso stampato in faccia, privata dei piaceri dell’amicizia. D. non può fare altro che sistemarsi in prima fila con le altre -non può fare altro, no, come potrebbe mai rinuciare a sedersi con le sue migliori amiche per sedersi vicino a ME, io che non sono interessante e divertente come le altre, con cui invece litiga e scherza e parla di Elisa di Rivombrosa…
E’ altrettanto naturale che io mi sieda con Jessica, che ormai ha assunto della patella oltre che il modo di comportarsi, anche il colore e la consistenza, e quasi pure la puzza, e si attacca come quell’animale allo scoglio, che sarei io.
"Mannaggia, quest’anno la prima fila! Menomale che almeno stiamo insieme…" . Le rispondo con un sorriso. Ipocrita, lo so, ma cosa dovrei fare? Ormai si è attaccata… Certo, ha anche le sue buone qualità, ma è più il tempo che mi esaspera che il resto.
"Asociale, asociale!" sembrano gridarmi tutti vedendomi sola con lei, dai loro banchi affollati e allegri.
Socializzare è una grande tentazione, specialmente dopo che il Conte e il Torsolo hanno parlato dei libri che hanno letto durante l’estate -quante cose vorrei chiedergli! Almeno il Torsolo, animato da un cristiano spirito di fratellanza , mi avvicina e si fa avvicinare facilmente -ha pure scritto un libro, dice, e e me lo porta domani, e ne ha parlato al Conte che lo prende in giro… ma questa è un’altra storia.
Il Conte è una fonte inesauribile di cultura e di battute argute, perciò sarebbe bello parlare con lui, ma sono troppo timida e ho paura di sbagliare il tono, le pause, le parole… del resto anche col Torsolo parlo poco.
E’ una tristezza perdere tanto.

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3 thoughts on “

  1. ecco. ora mi sento abbastanza una merda. mi sento molto D. ma anche molto Te. ma anche molto patella. Cioè, da alcuni sono esclusa, da alcuni mi escludo da sola, alcuni li inseguo, alcuni li escludo io. non c’è uscita. facciamo agli altri quello che NON vorremmo fosse fatto a noi. ma forse è giusto, mica si può essere ipocriti. o forse no, mica si può essere egoisti. o.. aaaargh!

  2. anch’io mi sento motlo patella… 🙂 e proprio per questo non voglio lasciarla sola, anche se a volte è troppo appiccicosa! La mia regola principale è proprio non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te… però finisco sempre per fare il contrario! E’ inevitabile… non posso sfalsarmi… però sono ipocrita quando faccio la gentile con Jessica… argh O_o

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