post diciottesimo compleanno, post gita a Roma, post assemblea d’isituto

cosa mi aspettavo?? che tutto cambiasse in pochi mesi?? diciotto anni portano poco di quello che speravo. anzi niente.
ho nel cassetto l’invito a ritirare la scheda elettorale -una responsabilità che mi lusinga, ma che viene a braccetto con tutta una serie di cose che davvero… mi spaventano… e mi trovano fortemente impreparata. ancora adolescente: senza punti di riferimento, ancora tutta con la testa fra le nuvole, ai libri, a scaricare mp3, a fare disegnini… e fra un anno dovrò cominciare l’Università. L’UNIVERSITA’! Ah si beh, devo sfruttare le mie qualità -QUALI QUALITA???? Tutto quello che ho fatto fino ad ora è stato studiare, e certo nessuno viene pagato per studiare.
Ancora spetto qualche miracolo che mi salvi. Forse non riesco a realizzare l’enormità che ho davanti -l’enormità di una nuova vita fuori dal nido.
E ancora mi sembra di essere una foglia in balia del vento.
ma forse adesso dovrei andare a studiare –

Quando prendiamo appunti Jessica sgomita sul mio banco e Rimbauda si mette storta, insomma non so come cavolo scrivere. Però sto benissimo o quasi con loro due. Quasi per una patina di superficialità nel nostro stare insieme, che non mi può dare che incertezza. Ridiamo, scherziamo, ma Jessica non mi telefona il pomeriggio, mi fa solo messaggi, spesso per sapere i compiti -opportunismo, lo chiamano- e Rimbauda… non riesco a sintonizzarmi adeguatamente con lei, ad avere tutti i punti di contatto che vorrei -insomma, siamo molto diverse. Però ci divertiamo.
Ho immaginato di prendere in mano gli occhiali da sole nuovi -quello di cui in realtà è fatta la mia vita, acquisti, e contatti leggeri e poco significativi con gli altri- e mi sono istantaneamente proiettata due anni in avanti, a quando sarò punto e a capo, all’Università sola e cercherò come adesso di fare amicizia con qualcuno tanto per stare in compagnia, parlare degli esami e delle materie, di quello che si fa il sabato sera, di cinema, e oh invece dovunque andrà quella persona mi piacerebbe anche solo aver vissuto con lei qualcosa di profondo così che non importi più se scomparirà dalla mia vita. E’ difficile da spiegare, ma molto importante, per una come me che sa che i suoi amici sono conoscenze passeggere, temporanee, precarie, e una volta lasciata la scuola lascerà anche loro, e sarà un’intera fase della mia vita passata appena sulla punta della lingua -insipida. Dovrei lasciarmi coinvolgere di più, invece di non parlare, non criticare, non litigare, non esprimermi, non farmi vedere… sembro sempre in attesa di qualcosa che mi impegni sul serio, qualcuno con cui parlare senza censure e senza falsità e senza paura di sbagliare o di essere giudicata, semplicemente con piacere. Fa molto aspettando Godot, no?

verso la maturità, il nulla

Dietro il perenne divenire delle cose niente. Un guazzabuglio furioso di suoni fogli di carta proposte esitazioni decisioni… senza parole danzare sui piedi del caos. Questa è l’adolescenza per me. O almeno questo particolare momento dell’adolescenza -confondere vero e falso, cercare punti fermi nel proprio mondo che permettano di rimettere tutto a posto, in questo caso un interesse che soddisfi pienamente la mia personalità e possa guidarmi nella scelta della giusta facoltà… tanti ci sono passati, come hanno fatto a non sentirsi così irrimediabilmente disorientati e frammentati… verso tante vie, verso tante possibilità che sembrano avere tutte lo stesso valore perchè non sai cosa vuoi veramente nè chi sei…