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non so, dovrei andare a fare i compiti eppure è da un’ora che mi trattengo davanti a questo schermo, desiderosa di perdere tempo, avida di suoni e immagini e parole e troppo nervosa per restare più di due minuti sulla stessa cosa. manco fosse storia o filosofia.
una canzone è una canzone, si certo, e va ascoltata con perizia, con attenzione, raccogliendo nel canestro ogni parola e osservandola bene, e scomponendo e ricomponendo il tutto, e traendone fuori un senso -morte, Dio, dolore, musica, amore, tempo, vita…
e come vi viene tutto ciò? naturale o dovete pensarci su? dipende, dipende dal testo: se è intricato come Rilke mi abbatto e ci lotto per giorni sapendo di aver già perso, se è alla mia portata sono contenta e però mi rimane qualcosa come in hallelujah, perchè dice “maybe there’s a god above but all ive ver learnt from love was how to shoot somebody who overthrew ya”? e davvero la vita è strana, e stabiliamo nessi fra le cose che in realtà non esistono! come dice freud, e io infatti ho stabilito un nesso inesistente fra certi suoi attegiamenti (suoi di g. non di freud) e il suo carattere completamente inesistenti, smentiti quasi tutti nel giro di una settimana o poco più. come è bello l’amore, e come è bello lui! cosa mi rimane di queste congetture, qual è il saldo principio di fondo, imperituro e immutabile? che è una persona bellissima, ovviamente. e ogni giorno mi dico “oggi ci parlo, adesso vado e gli dico qualcosa, adesso vado e ci scherzo un po’, e lui pensa che sono simpatica, così simaptica che dopo un po’ sarà lui a cercarmi, e domani mi metto quella maglia nera a collo alto e la giacca da segretaria e gli occhiali che sembravo piacergli così sofisticata, e forse lui allora potrebbe eventualmente” ma poi esito esito e arriva la campanella dell’una meno dieci e eevo uscire, nè con meno di prima nè con più di prima, e sempre un sogno in testa, un vagheggiare e vaneggiare della mente. e intanto si sono fatte le sedici e zeroquattro. ore di parlare mangiare leggere studiare mandarini tavolo quasi sera non posso più perdere tempo venerdì c’è il compito di filosofia giovedì mi interroga in storia e dopo pranzo si fa un giro in biciletta e domani pettole, dentro e fuori e ora e dopo e prima e elisa vicino alla fermata e anche lui con i rayban vicino all’agip vuole viaggiare e io voglio volare, ma no non so cosa voglio, è troppo presto per decidere, e ancora non so, sedici e undici, un lavoro sicuro e tanti soldi sono quello che tutti vogliono e io però voglio anche lui, compagno di vita gli sorriderei radiosa come si fa a non amare chi ti ama? e sarebbe la cosa più bella del mondo se davvero lui ma potrebbe mai? e allora me e lui

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