lo sapevo che sarebbe finita male

oh my lover why don’t you just say my name and it’s alright
poteva essere tutto molto bello.
la realtà non è tutto ciò che deve essere
basta guardare me

potrei essere molte cose.
potrei dire molte cose.
potrei fare molte cose.

perchè non mi apprezza?

io non ho nulla di meno degli altri.

solo perchè non parlo così tanto?
solo perchè mi nascondo invece di mettermi in mostra?
solo perchè non riesco a formulare fasi intelligenti, inciampando con le parole, e poi mi pento di non aver detto le cose giuste al momento giusto?
non prendo mai l’iniziativa?

così sarei la meno preferibile

i timidi sono un po’ noiosi, è vero

ah va bene allora mi lascerete in quest’angolino a guardare i cappotti
quanto vi ODIO!!!!!!!!!!

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ancora qualche altra parola… sembra essersi tutto stabilizzato adesso… sembra tutto così sicuro… è chiaro, chiaro come il sole, necessaria conseguenza della sua naturale santità che lui 1)quando non rispondeva non aveva niente da dire, non è che non voleva rispondere 2)quando ti fa aspettare la risposta è che ci pensa su, a differenza di te che hai paura di perdere l’attenzione e dici una cazzata qualsiasi tanto per parlare 3)ti voglia ascoltare, ti consideri almeno un po’, perchè quando non ti ha sentito ha detto eh? e ti ha guardata quando rideva per ridere con te

ma chissà se continuerò ad avere lo stesso spazio nella sua giornata scolastica quando domani saranno tornate le sue migliori amiche. boh. vedrò di organizzarmi, sapete come si dice.

ho ordinato gli ultimi giorni di pompeo di andrea pazienza da bol.
l’apertura mentale di cui parla F. mi sembra questa -avere larghi orizzonti- e non limitarsi alla scuola, quell’inferno di imposizioni. Libertà libertà libertà libera iniziativa voglia di sapere e di bellezza -a volte sono così sentimentale- altro che harmony e centovetrine.
fanculizzatevi tutti, grazzie.

G. detiene il primato culturale e spirituale, dal letame del minuscolo paesello di provincia è nato un fiore straordinario, e un giorno di questi vi spiegherò come non sia una mia visione ma una sfolgorante verità.
Adesso vado a studiare filosofia. Forse io e G. saremo interrogati insieme domani.

patetismo delle undici e mezza

una poesia estesa, si potrebbe dire, nello stile di M.T., perchè senza versi ma piena di immagini… certi passaggi sono infelici, ma ci sono un paio di ideuzze che non butterei. poi magari può anche suonare patetica, enfatica, o quant’altro. in questo momento mi piace. mi sento molto artistica e tetra e nervosa, come pj harvey.

Oh quando cala la sera e le gonne stanche frusciano sulle gambe delle sedie e le mani massaggiano le tempie, il cervello affaticato quanto abbiamo vissuto nel giorno e quanto abbiamo ancora da vivere?
Si accendono per le strade i lampioni e tutto pian piano si addormenta come in un racconto… sarebe questa la ma vita, guardare il buio che avvolge la città? Adesso no, adesso devoandare. Devo fare qualcosa.
Il devo si spegne nel camino assieme agli ultimi riccioli di carbone.
Oh, cosa posso fare?
Il metronotte accende i lampioni.
Tutto si ferma.
E’ molto calma e dolce la sera -piena di malinconia.
Guardo le luci accendersi pian piano per le strade. E’ bui dentro di me, e anch’io ho bisogno di una luce. Una fievole compagnia confortante nel buio…
dove sei, anima mia?
l’inverno scendendo sulla casa, su di me, ti chiama: non lasciarmi sepolta sotto coltri secche fuori dal mondo,
non lasciarmi, ti prego.
debole rifulge la tua luce nel cielo. Chi ti ammira, ogni sera, dopo il tramonto, è solo… solo a saper distogliere lo sguardo dalle altre più brillanti stelle che nulla nascondono e a fissare te invece, che lontana celi allo sguardo chissà quali meraviglie…
E io sola ti guardo e ti credo.
Ma in una stella lontana davvero puoi solo credere, e mai sapere…
e oh cosa può fare una stella che di me non ha cura!
Vieni vieni amore mio materializzandoti in spazio e tempo da qualche remoto angolo dell’universo, da qualche vento del nord o supernova fiammeggiante, corrimi incontro perchè voglio solo questo,
vieni verso di me,
sorridendo.

mamma quanto è lacrimevole.

sick at home

le cose della mia vita sono in un ordine strano
avevo tutta l’intenzione di sfruttare al massimo quest’ultimo giorno (molti sono in gita) e la mia ritrovata voce per ritagliarmi un posticino seppur minimo vicino a lui, come vocetta flebile dietro le quinte, ma comunque presente… la febbre non me l’ha reso possibile. segno del destino?
hendrix e pj harvey. dry e are you experienced. a ziggy stardust ci devo ancora pensare.
ieri non ho fatto altro che dormire e leggere e spandere intorno un’aura di pigrizia e voluttà e umida stagnante malsana immobilità sognante.
dal vivo potrò vederlo solo domani, quando saranno tutti tornati e ci sarà più chiasso in cui la voce potrà perdersi e affogare.
conferenza al salone della provincia, nessuna interrogazione, maligna causa di ulcere perforanti (beh non proprio ma quasi)
venerdì si però.
mi sono stufata.
venerdì si ritorna a scuola per il corso pomeridiano di letteratura, per tutta la classe -razione supplementare di G., non vedo l’ora. sarà passata anche filosofia.
[intanto provo l’accordo di do maggiore, spero di diventare brava anzi bravissima, spero di riuscire a fare qualcosa molto bene finalmente, e non qualcosa di banale, qualcosa di bello e vitale come suonare. molta forza nele corde. diventerò magra. mi verrà la febbre. mi è già venuta]

la coscienza umana scopre in sè l’infinito

il minestrone ha fatto schifo. l’involtino freddo anche. però oltre tutto questo c’è lo stesso felicità… ah! sono capace di elevarmi al di sopra degli appetiti! quale conquista spirituale!
fatto sta che oggi invece di trarre soddisfazione dal pranzo, che normalmente vedo come unica cosa buona della mattina, ho potuto sentirmi serena indipendentemente da quello che ho mangiato… non ho neanche protestato… e guardate, il minestrone di solito lo butto dalla finestra…
🙂 si si si, non c’è niente di meglio che sapere che qualcuno ti pensa, anche se non sei esattamente la migliore persona del mondo. i thought i was someone else, someone good… in maniera totalmente gratuita! non ho mai incontrato qualcuno di così buono. sono molto contenta. di lui tanto. di me un po’ meno. perchè dopotutto avrei potuto fare di più. però l’ho incoraggiato. adesso sarà più facile forse. se avessi un pretesto o due… beh me lo trovo! spero che legga le compilation che ho scritto sul banco. canzoni con nomi di donna. canzoni sulla strada. eins zwei drei zugabe. tutte le parole che non ti ho detto. dai dai dai che ce la fai!!!

i have made big decision

cosa fa di una mattina che è morte annunciata qualcosa di molto molto bello:
-essere salutata da G. from pulsano e dirgli della tripartizione dell’enciclopedia hegeliana quando ti viene richiesto… e pensare che avevi l’intenzione di andare tu a parlargli! la vita è piena di sorprese
-sfiorare l’interrogazione di filosofia: nessun danno, riprova venerdì, sarai più fortunata;
-riuscire a essere normale quando ti parla
in senso esistenziale, poco è dipeso da me oggi, sono rimasta in balia delle circostanze, e nulla di fatto è cambiato, sono passiva e la felicità non me laa so creare da sola ma la lascio alle circostanze… prendersi responsabilità non è il mio forte… tuttavia…
ho deciso di andare volontaria in storia domani. e non mi posso tirare indietro.
sarà una giornata bellissima domani. mi sento un po’ più forte. un po’ più capace di agire. di autodeterminarmi. i have made big decision…

lacrime asciutte

non so se comprerò the rise and fall of ziggy stardust. probabilmente si. ma solo dopo london calling.
vorrei telefonargli con una scusa qualsiasi. lui è così gentile. mi tranquillizzerebbe. sarebbe il migliore degli amici -e già aveva avuto modo di dimostrarlo, con le sue telefonate e la sua disponibilità non richiesta da nessuno e non apprezzata da nessuno, con la mia consueta passività e cecità e aridità era perfettamente a suo agio a quanto pareva e avrebbe continuato forse a offrirsi a tal modo se non avessi fatto tutto quello, dovevo essere stupida come al solito no? spero possa dimenticare. spero più che altro di prendere la forza da qualche parte, e il coraggio. sta tutto a me, sta tutto a me. om mani padme om. andrà tutto bene. il momento dialettico-negativo è già passato. (domani ce ne sarà un altro, tieniti pronta)
e adesso ho solo un po’ paura. proprio perchè sta tutto a me. mi sento in bilico su una sottile colonna

ehi, ziggy stardust!

allora, che faccio oggi? esco o sto a casa a fare fisica e filosofia? se esco mi compro the rise and fall of ziggy stardust and the spiders from mars, e una maglia nuova, e mi muovo un po’ chè ne ho bisogno. se sto a casa recupero e domani non devo a studiare fino al’una di notte chè già non he voglia. che faccio? probabilmente sto a casa… non ho soldi 🙂 e davvero, davvero ho un sacco di roba da fare…
è da stamttina che cerco di trovare un pretesto per parlargli ma mi sembrano tutti troppo pretestuosi. ho solo saputo che il suo album preferito di lou reed è berlin… e di bowie the rise and fall of ziggy stardust and the spiders from mars… ma perchè riesco a parlare solo di cose fredde e avulse dall’esperienza comune con lui? dovrei proprio chiedergli, che so, qualcosa tipo hai studiato filosofia madò non so niente, come le persone normali. mi sento una tale incapace quando vedo v. che parla con lui con tanta facilità. mi sento così inferiore. lo guardo senza parlare. ogni tanto i nostri sguardi si incontrano, e penso di dargli fastidio, di stargli troppo addosso. che idiota.
nonostante tutto, sono ottimista. (si, cambio opinione ogni giorno) sento che se riesco a essere normale… se riesco a non pensare troppo forse… se riesco a non metterlo in imbarazzo…
there’s a staaaaaaarman waiting in the skyyyyyyyyy………

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mai scelto nome più azzeccato per un journal!
due giornate di vacanza perse dietro al nulla. avrei potuto recuperare un po’ matematica. perchè se per alcuni può esserw anche questo tempo sprecato, pe me non lo è, o almeno non lo è in relazione a quello che ho fatto al posto di matematica…
cosa ho fatto? ho scritto un racconto disgustoso, volevo parlare di una cosa e poi sono finita a un’altra, eppure avrei tante cose da dire, tante immagini perfette, pensa a un’immagine, mi aveva detto,e mi sono uscite queste te, madre figlia grande figlia piccola che organizzano party e alla minore viene una mezza crisi esistenziale, detto così potrebbe risultare interessante, ma la mia scrittura è un cimitero per l’interesse e il divertimento. sono stata capace di ammazzare un’idea! una povera piccola innocente idea che aveva solo la colpa di essere nata nella mia testa! sfortunata e tapina lei! l’ho rovinata e contaminata, ho scritto altro da uqello che pensavo e sentivo. una schifezza.
ho appena finito di stamparlo, ‘sto racconto. un sunto di una vita di merda. perchè i buoni propositi mi vengono solo la sera tardi? so già che domani non farò niente, vorrei scrivere la storia di uno studente universitario che ha un apaura fottuta di ogni esame. che sarei io poi. si stanno tutti facendo interrogare e mi sento sola. lasciata indietro. faccio cagare. andrò malissimo in tutte le materie, lo so. stavolta non ho davvero capito un cazzo. e me ne sto qui a scrivere sul journal. sono proprio una testa di minchia.

La sera del 31 in piena indifferenza e rassegnazione e pigrizia mi piovve addosso un invito a una festa che mi costrinsi ad accogliere. In quanto occasione per abituarmi al sano stare insieme… cosa dovrei vedere nelle feste, riunioni in cui non ci si diverte davvero perchè ognuno è chiuso nella propria solitudine ed egotismo e non si può comunicare davvero o cose così? Forse una volta la pensavo così. Ormai non mi ricordo più. Forse la pensa così anche il Conte. Non lo so. Fatto sta che non gli piacciono le feste. Almeno a quanto si dice. "Non è venuto perchè si sarebbe trovato in imbarazzo", mi ha detto il Torsolo. Che persona meravigliosa, ho detto, così delicata e sensibile, ho pensato. (che magari non è vero ma lo spero) Ti dò un calcio negli stinchi, ha minacciato il Torsolo.
E va bene, mi sono detta, e seguendo G., Quella Che Mi Aveva Invitata, sono passata da una presentazione all’altra, e c’era pieno di persone divertenti e scherzose, con cui fortunatamente G. sapeva intrattenere una conversazione al posto mio. Mi limitavo a intervenire un paio di volte -del resto non conoscevo nessuno- e forse questa sensazione di amaro in bocca che mi ha lasciato la serata è dovuta al fatto di essere stata sostenzialmente un elemento estraneo. Tutti sembravano così affiatati. In gruppetti di due o tre sui divani o in piedi. Forse se fossi stata più socievole avrei potuto… invece di cercare a tutti i costi di risultare piacevolmente spiritosa, giusto perchè è solo così che so comportarmi quando sto con la gente. Nulla di serio, sapete, solo un passatempo, vivere, per me; rimane in superficie e si toglie via con un colpo di spugna.
Il Torsolo mi ha fatto leggere l’sms che gli ha mandato il Conte: "è il capodanno peggiore della mia vita, persino mia sorella e i miei cugini mi hanno abbandonato", e allora non ho potuto fare a meno di prendere il cellulare e dirgli quanto mi dispiacesse, e iniziare un pietoso scambio di messaggi. Pietoso perchè cercavo ancora di essere simpatica e probabilmente non ci sono riuscita, perchè non ho capito quello che mi ha detto e perchè il mio cellulare non prendeva e ricevevo sms in differita.
Di buono c’è stata G., dolce e disponibile, vera amica che mi vergogno di non apprezzare a sufficienza; l’ultrabrillante perfezione che vedo nel Conte; e l’umanità del Torsolo, che sembra preoccuparsi abbastanza della mia miserabile persona. Ma sono stanca di sprecare queste cose con la mia incapacità.
Allora cosa sarà di me quest’anno? In questo primo gennaio che sembra una domenica tanto è apatico e sbiadito, non trovo che i germi di un altro anno che andrà buttato al vento.
Fatemi gli auguri, ne ho bisogno.