Ho scoperto che si può non solo sopravvivere a un viaggio in pullman di sei ore, ma che si può anche affrontare dopo di ciò una città come Parigi – certo con qualche piccolo inconveniente, tipo una dermatite alle caviglie – e sopravvivere. Per affrontare intendo: schizzare a zig zag da una linea della metrò all’altra per vedere in un giorno: notredamepantheonjardinsduluxembourgtoureiffelchampselyseearcdetriomphe.
Certo sono collassata il giorno dopo sull’erba davanti alla torre Eiffel. Cioè sull’erba, non per la strada per fortuna. Solo collassi finti sulla strada per me, e su un ginocchio solo, per fotografare i bar e i palazzi. yo me soy arrodillada en la caje porque… estoy loca. Siamo collassati in realtà, io il mio capitano uncino e il signor diego poppins. Come lo chiamereste altrimenti uno che nella sua borsa porta giusto la medicina che ti serve???? E il capitano si chiama così perchè io sono spugna, attendo che i suoi ordini rompano il mio stato di sognante improduttiva contemplazione. Spugna scendi dalla metrò, siamo arrivati. Spugna attraversiamo, spugna non dormire sugli allori. Allora li uso per la salsiccia? Brava spugna, vedo che hai capito.
E sono anche un po’ Cristina Barcelona – anche se non ho mai visto il film, nè visitato la città, in realtà non so da dove sia uscito questo soprannome. MA spesso durante questo viaggio sono stata chiamata così.
Spero un giorno di tornare a Parigi, magari in un hotel che sia a meno di dieci chilometri dal centro, magari avere più tempo per visitarla – ma questi tre giorni sono stati davvero indimenticabili.

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