Non ho le conoscenze tecniche nè storiche per scrivere una recensione di un certo livello, neanche un’opinione che conti qualcosa a livello musicale.
Perciò dirò questo: sono stata sotto il palco e quando dico sotto intendo sotto, postazione ottimale per le fotografie e per godersi un concerto in genere. C’era poca gente e il palco era piccolo, i pochi che pogavano li spingevo via dato che erano ubriachi/ragazzini gracili/ragazzine più basse di me. Una coppia si dondolava dolcemente alla mia destra. Ragazze quasi infanti si giravano verso di me con un’espressione stampata in faccia con cui volevano dire “ma quant’è bello?” e io che c’entro?
Sembra sia una tradizione chiudere con Libra, la canzone che me li ha fatti conoscere. E’ citata in Jack Frusciante è uscito dal gruppo – credo che Fiumani ne sia consapevole e io decido che non glielo voglio ripetere come avranno fatto altri centomila volte prima di me quando andiamo a chiedergli i classici foto+autografo nel cosiddetto backstage. E io volevo fare la giornalista.

A Roma sono andata a visitare la casa-museo di Shelley e Keats in Piazza di Spagna. Se andate a Roma visitatela, non vi prenderà molto tempo perchè è piccola e ogni particolare racconta qualcosa. Non lasciatevi intimidire dal silenzio e dall’assenza di folla – forse c’è poca gente perchè i pannelli illustrativi sono tutti in inglese. Dopo aver salito le scale vi troverete in un ingresso dove la guida vi chiederà gentilmente se avete bisogno che vi traduca i pannelli (ecco, non avete più scuse). La casa è piccola ma ricca: prima di tutto di libri, scaffali di libri fino al soffitto: la mia casa ideale! La luce che filtra dalle finestre nei giorni di sole illumina dolcemente queste stanze austere. Non doveva essere così quando Keats vi dimorò – doveva essere un ambiente molto più spoglio, delle stanze in affitto a poco prezzo. Allora immaginatela pure, aiutati dal silenzio, come doveva essere duecento anni fa.
Camminate dove John Keats e Joseph Severn hanno camminato. L’amico pittore aveva accompagnato in Italia il giovane poeta, ammalato di tubercolosi, nella speranza che le sue condizioni potessero migliorare. La vista dalla sua piccola camera doveva essere interessante: l’animazione della piazza contrastava con la quiete della “casina rossa”. Guardate la stanza: un letto, un camino. Di cosa altro aveva bisogno Keats? Di nulla, se non di Poesia. La sua vita era Lei. Qui ascoltava il piano che Severn si dilettava a suonare, leggeva, scriveva. Non sono riuscita a immaginare le sue sembianze, troppo diverse le testimonianze: ognuno lo descrive in modo diverso, ognuno ha creato il suo Keats personale – persino i ritratti di Severn non sono d’accordo tra loro. Di certo sono rimaste le sue poesie, che continuano a essere lette e a parlarci ancora di Bellezza e Verità dopo duecento anni.