Mi piacciono le tazzine di caffè, gli alberi nella nebbia e le valigie. Mi sento in colpa verso la società ma non riesco a capire perché finchè non apro e-mail lette e poi dimenticate. Mi ricordo del contenuto del senso di colpa: sono una contravvenzione all’assioma “essere disoccupata vuol dire essere improduttiva e quindi è peccato” alla base della nostra società capitalista. O forse è solo che contravvengo al MIO personale assioma “non essere perfetta non è da te e quindi è peccato”.  Forse sono io che aspiro a  troppo – vorrei eventi straordinari che sconvolgessero la mia vita.  non lo so, mi commuovo per le citazioni di canzoni fuori contesto e mi entusiasmo per chi va a New York. O forse non voglio eventi straordinari ma solo eventi. Vorrei maledettamente che succedesse qualcosa.

Il lavoro è il miglior antidoto alla paranoia, disse qualcuno di famoso di cui non ricordo il nome. Mi sono riempita di eventi, volti, esperienze.

Mangio strudel di mele non per il suo potere antidepressivo ma perché è buono e ascolto canzoni credendo che abbiano il potere di farmi stare meglio.

(L)autoritratto

ho scoperto che la cosa più terapeutica che ci possa essere è farsi dei ritratti.

Due anni fa avevo iniziato un vero e proprio “progetto 365”, che implicava fare una foto al giorno per un anno – progetto che poi è naufragato. Queste foto potevano essere anche dei ritratti. alla fine la fotografia mi era venuta a noia, dovevo laurearmi e ho lasciato perdere tutto.

Nel 2011 non ho preso molto in mano la macchina fotografica. A settembre ho cominciato a partecipare regolarmente alle attività di un gruppo volontario Amnesty e ho preso di nuovo in mano la mia fedele nikon. Che sfortunatamente dopo poco si è rotta. E’ rimasta in assistenza fino all’inizio di dicembre

Adesso la mia Carlotta è di nuovo con me. Non assaporavo da tempo le sensazioni che ti può dare una fotografia. Sono sempre stata molto severa con me stessa, e giudico male le mie fotografie, figuriamoci i miei autoritratti che uniscono la critica al soggetto e all’autrice!
Tuttavia, guardando foto vecchie, mi sono accorta che non sono poi male come pensavo. Certo, non posso paragonarmi ai miei modelli, ma neanche a quelli che scattano foto di cui non si capisce il soggetto.

Ho ricominciato a fare foto e ho preso un soggetto problematico: me stessa. Adesso potrò sperimentare mille espressioni, mille modi di catturare la luce, i colori… Ho tutto quello che mi serve: modella, macchina fotografica e cavalletto!

buoni propositi 2011

Ho riesumato il mio account listography e dall’armadio sono saltati fuori vecchi scheletri. Tra questi una lista di cose da fare nel 2011, di buoni propositi stilati quando ancora avevo entusiasmo per questo anno dimmerda. Tra tutti, diciamo che sono riuscita a realizzare solo due  e mezzo: laurearmi e iscrivermi a un master. Fare più attività fisica è stato straordinariamente mantenuto per gli ultimi tre mesi dell’anno ma penso che non valga, anche perché ho trovato mille scuse per farlo saltuariamente e non so se ricomincerò nel 2012. La professione già dall’anno scorso era nei miei sogni: trovare un lavoro ed emigrare potrebbero essere tutt’uno. Poi ci sono le preoccupazioni esistenziali: rischiare ed essere più elastica sono i consigli che mi davo, adesso mi fanno ridere. Mi meraviglio sempre di com’ero infantile un anno fa e temo di esserlo ancora. Perciò quest’anno niente buoni propositi, viviamo la vita come viene, giorno per giorno. Carpe that fuckin diem.