Fermate

Sto pensando a cosa è meglio per me. A volte penso tanto all’amore. E’ sempre mancato dalla mia vita. Sono sempre stata la ragazza senza compagno – difficile per gli altri stare con me, non mi ci si affeziona facilmente. difficile per me trovare un ragazzo per cui valga la pena darmi pena.
Penso al mio futuro. Ci sono maglie appallottolate nel cassetto, le più vecchie hanno i pallini e sono un po’ sformate. ho butto un paio di scarpe la settimana scorsa, la pelle era come grattata via. Mi chiedo se il cuore mi si stringerà così ogni volta che dovrò gettare via qualcosa. Ogni settimana vado a L. almeno tre volte, sono sei per quattro ventiquattro euro. Prendere il bus è molto triste, specialmente quando piove. Salire tutti bagnati e timbrare frettolosamente il biglietto mentre l’autista riparte velocemente rischiando di farti cadere. Sedersi cercando accuratamente un posto vuoto, per spaparanzarsi meglio. Vedere sempre lo stesso paesaggio dal finestrino. Non riuscire a scorgere i volti degli altri, se non quando sale qualcuno. Ascoltare i discorsi, quando non si sente la radio. E’ meglio il treno, con la sua spaziosità, le sue stazioni affollate, i baci rubati alla fermata, la confusione di chi parte e chi arriva, la possibilità di confondersi tra gli altri e il piacere di condividere uno spazio. Le stazioni mi sono sempre piaciute. Anche gli aeroporti. Vorrei avere qualcuno che mi stringa alla fermata un giorno, che mi baci e mi lasci andare. Qualcuno a cui mancare, anche se poi non te lo dice.

Soundtrack: Offlaga Disco Pax – Dove ho messo la Golf?

per quanto tempo si può sopportare di sentirsi inutile? tutta la vita? un mese? due anni? dieci anni?
Credo che i miei vogliono che io faccia qualcosa ma il risultato pratico che ottengono è accrescere il mio senso di colpa.
Ripongo la massima fiducia nella mia prossima partenza, faccio pacchi imaginari e me ne vado senza salutare.
Il caffè doppio è la mia salvezza, se non lo bevessi mi addormenterei durante la lezione, recitata con una voce monotona da messa.
Ci sono sorrisi che ti convicono a seguirla, invece, la lezione. Sorrisi fatti con la bocca, con i denti, con gli occhi e i nei.
Ho avuto un crollo dell’autostima, recuperata prontamente grazie ai social network. Tutti dovrebbero avere dei followers così affezionati. Ogni tanto la faccio anche io, questa cosa di tirare su di morale qualcuno che sta male. Mi metto da parte una buona scorta di karma. Di quello cattivo ne ho già troppo.
Mi accorgo che conosco persone con la data di scadenza. Finirà l’inverno e così finiremo anche di vederci. Tutte insieme ad aspettare l’inizio della lezione in aula B. Non parlerò più del prezzo dei taxi in Egitto nè del modo di servire da bere in Spagna. Chissà dove sarò tra un anno.