1 mese

e se ne andò ottobre. se ne andarono le notti insonni per il jet lag, goldfrapp la mattina presto con la tenda tirata per non vedere il cantiere di terra marrone davanti a me, gli occhi rossi per i viaggi intercontinentali, il deserto del gobi dal finestrino dell’aereo, la voglia di sentirti e il non poter accendere quel prodigioso strumento che è il cellulare. se ne andò la mia dipendenza dall’approvazione della gente. anzi no, quella non se n’è ancora andata. piano piano va via la sensazione di essere sbagliata. forse a furia delle tue parole, forse a furia di felicità pompata nel cervello dai tuoi baci, dai tuoi occhi verdi. se ne andò la mia insicurezza. lasciò il posto a una fiducia tranquilla come il mare con la bonaccia.

venne novembre e venne la voglia di farti una torta. venne il rocky horror al cinema a bari, abbracciati con la mia guancia contro la tua barba. venne la pioggia sui finestrini che ci proteggevano mentre ti abbracciavo fortissimo e scoprivo la meccanica dell’amore. e quello che venne dopo ancora non si sa.

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