Le ossessioni di questo mese

Questo mese non riesco a dormire perché

– vorrei spendere di più di quello che guadagno. E’ normale, quando sei arrivato a un Certo Livello vorresti innalzarti al di sopra di esso.

– il blu e il bianco. Il mare. Le cartoline di una volta. Il tutto distillato in uno stile che vanta capi come questi

– la terra dove metterò piede, quella che sta fagocitando lentamente la nostra economia, e che io mi sento impreparata ad affrontare, seppure per qualche giorno soltanto

– i libri che non vogliono essere finiti

– la mancanza di una Vita Sociale degna di essere descritta in un romanzo libertino di fine Novecento

– le foto che non faccio

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la sensazione di essere inadeguata mi assale sempre di sorpresa. Quando credo di essermene liberata, quando credo ormai di sapermi muovere abbastanza bene nel mondo, lei ritorna. E crolla la mia certezza che la vita sia facile e splendida e divertente, e che io sia in realtà una ragazza piuttosto simpatica e senza problemi. Vedo chiaramente, adesso, che problemi ne ho. che non sono simpatica. che non so neanche fingere di essere simpatica. Perché quando torna questa sensazione mi lascia paralizzata e inutile, incapace di parlare, di esprimere le mie idee.

E’ strano come ai primi tempi – quando conosci una persona, quando sei in una situazione nuova – sia tutto più facile. Dovrebbe essere il contrario. E’ più facile invece, per me, rapportarmi alla gente all’inizio – è tutto fresco e nuovo e interessante. Poi diventa routine, abitudine, loro si stancano di me, di farmi domande, io mi sento inadeguata – perché non mi fanno domande? perché sono antipatica e scostante, vero? – e non parlo, e meno parlo io meno parlano gli altri. Invece di continuare nella conoscenza reciproca, il rapporto ristagna.

 

primo giorno

Oggi è andata bene, nel senso che non ho fatto grandi figuracce, non mi sono versata bibite addosso, non sono caduta dalle scale. Diciamo che c’è tanto da imparare, e un po’ mi spaventa. L’impiegata che andrò a sostituire mi ha affiancato nella rassegna stampa (noia noia noia) e mi ha fatto controllare la posta. Mi ha dato da leggere negli archivi qualcosa sull’organizzazione dello stand  dell’anno scorso e mi sono spaventata, ma lei ha detto che non è niente. Comunque sono tutti gentili con me. Mi sento un po’ in colpa per non aver fatto molto. Credo però che presto mi sentirò sempre meno in colpa.

Fermate

Sto pensando a cosa è meglio per me. A volte penso tanto all’amore. E’ sempre mancato dalla mia vita. Sono sempre stata la ragazza senza compagno – difficile per gli altri stare con me, non mi ci si affeziona facilmente. difficile per me trovare un ragazzo per cui valga la pena darmi pena.
Penso al mio futuro. Ci sono maglie appallottolate nel cassetto, le più vecchie hanno i pallini e sono un po’ sformate. ho butto un paio di scarpe la settimana scorsa, la pelle era come grattata via. Mi chiedo se il cuore mi si stringerà così ogni volta che dovrò gettare via qualcosa. Ogni settimana vado a L. almeno tre volte, sono sei per quattro ventiquattro euro. Prendere il bus è molto triste, specialmente quando piove. Salire tutti bagnati e timbrare frettolosamente il biglietto mentre l’autista riparte velocemente rischiando di farti cadere. Sedersi cercando accuratamente un posto vuoto, per spaparanzarsi meglio. Vedere sempre lo stesso paesaggio dal finestrino. Non riuscire a scorgere i volti degli altri, se non quando sale qualcuno. Ascoltare i discorsi, quando non si sente la radio. E’ meglio il treno, con la sua spaziosità, le sue stazioni affollate, i baci rubati alla fermata, la confusione di chi parte e chi arriva, la possibilità di confondersi tra gli altri e il piacere di condividere uno spazio. Le stazioni mi sono sempre piaciute. Anche gli aeroporti. Vorrei avere qualcuno che mi stringa alla fermata un giorno, che mi baci e mi lasci andare. Qualcuno a cui mancare, anche se poi non te lo dice.

Soundtrack: Offlaga Disco Pax – Dove ho messo la Golf?

per quanto tempo si può sopportare di sentirsi inutile? tutta la vita? un mese? due anni? dieci anni?
Credo che i miei vogliono che io faccia qualcosa ma il risultato pratico che ottengono è accrescere il mio senso di colpa.
Ripongo la massima fiducia nella mia prossima partenza, faccio pacchi imaginari e me ne vado senza salutare.
Il caffè doppio è la mia salvezza, se non lo bevessi mi addormenterei durante la lezione, recitata con una voce monotona da messa.
Ci sono sorrisi che ti convicono a seguirla, invece, la lezione. Sorrisi fatti con la bocca, con i denti, con gli occhi e i nei.
Ho avuto un crollo dell’autostima, recuperata prontamente grazie ai social network. Tutti dovrebbero avere dei followers così affezionati. Ogni tanto la faccio anche io, questa cosa di tirare su di morale qualcuno che sta male. Mi metto da parte una buona scorta di karma. Di quello cattivo ne ho già troppo.
Mi accorgo che conosco persone con la data di scadenza. Finirà l’inverno e così finiremo anche di vederci. Tutte insieme ad aspettare l’inizio della lezione in aula B. Non parlerò più del prezzo dei taxi in Egitto nè del modo di servire da bere in Spagna. Chissà dove sarò tra un anno.

Mi piacciono le tazzine di caffè, gli alberi nella nebbia e le valigie. Mi sento in colpa verso la società ma non riesco a capire perché finchè non apro e-mail lette e poi dimenticate. Mi ricordo del contenuto del senso di colpa: sono una contravvenzione all’assioma “essere disoccupata vuol dire essere improduttiva e quindi è peccato” alla base della nostra società capitalista. O forse è solo che contravvengo al MIO personale assioma “non essere perfetta non è da te e quindi è peccato”.  Forse sono io che aspiro a  troppo – vorrei eventi straordinari che sconvolgessero la mia vita.  non lo so, mi commuovo per le citazioni di canzoni fuori contesto e mi entusiasmo per chi va a New York. O forse non voglio eventi straordinari ma solo eventi. Vorrei maledettamente che succedesse qualcosa.

Il lavoro è il miglior antidoto alla paranoia, disse qualcuno di famoso di cui non ricordo il nome. Mi sono riempita di eventi, volti, esperienze.

Mangio strudel di mele non per il suo potere antidepressivo ma perché è buono e ascolto canzoni credendo che abbiano il potere di farmi stare meglio.

(L)autoritratto

ho scoperto che la cosa più terapeutica che ci possa essere è farsi dei ritratti.

Due anni fa avevo iniziato un vero e proprio “progetto 365”, che implicava fare una foto al giorno per un anno – progetto che poi è naufragato. Queste foto potevano essere anche dei ritratti. alla fine la fotografia mi era venuta a noia, dovevo laurearmi e ho lasciato perdere tutto.

Nel 2011 non ho preso molto in mano la macchina fotografica. A settembre ho cominciato a partecipare regolarmente alle attività di un gruppo volontario Amnesty e ho preso di nuovo in mano la mia fedele nikon. Che sfortunatamente dopo poco si è rotta. E’ rimasta in assistenza fino all’inizio di dicembre

Adesso la mia Carlotta è di nuovo con me. Non assaporavo da tempo le sensazioni che ti può dare una fotografia. Sono sempre stata molto severa con me stessa, e giudico male le mie fotografie, figuriamoci i miei autoritratti che uniscono la critica al soggetto e all’autrice!
Tuttavia, guardando foto vecchie, mi sono accorta che non sono poi male come pensavo. Certo, non posso paragonarmi ai miei modelli, ma neanche a quelli che scattano foto di cui non si capisce il soggetto.

Ho ricominciato a fare foto e ho preso un soggetto problematico: me stessa. Adesso potrò sperimentare mille espressioni, mille modi di catturare la luce, i colori… Ho tutto quello che mi serve: modella, macchina fotografica e cavalletto!

buoni propositi 2011

Ho riesumato il mio account listography e dall’armadio sono saltati fuori vecchi scheletri. Tra questi una lista di cose da fare nel 2011, di buoni propositi stilati quando ancora avevo entusiasmo per questo anno dimmerda. Tra tutti, diciamo che sono riuscita a realizzare solo due  e mezzo: laurearmi e iscrivermi a un master. Fare più attività fisica è stato straordinariamente mantenuto per gli ultimi tre mesi dell’anno ma penso che non valga, anche perché ho trovato mille scuse per farlo saltuariamente e non so se ricomincerò nel 2012. La professione già dall’anno scorso era nei miei sogni: trovare un lavoro ed emigrare potrebbero essere tutt’uno. Poi ci sono le preoccupazioni esistenziali: rischiare ed essere più elastica sono i consigli che mi davo, adesso mi fanno ridere. Mi meraviglio sempre di com’ero infantile un anno fa e temo di esserlo ancora. Perciò quest’anno niente buoni propositi, viviamo la vita come viene, giorno per giorno. Carpe that fuckin diem.

Bilancio positivo del 2011

Le cose più belle del 2011. Perché devo pensare positivo.

Tumblr è stato un anno di tumblr. Un anno in cui ho scoperto di non essere l’unica a sentirmi sola e non riuscire a fare nulla per cambiarlo. Che già ti fa sentire meglio. Un anno in cui ho condiviso le mie passioni e ho scoperto che molti apprezzavano le stesse cose che apprezzo io. Anche il mio umorismo più becero e i miei urletti da fangirl.

Valentina. Ho conosciuto Valentina su tumblr e all’inizio è stato strano, perché io non ci ho messo il minimo sforzo per contattarla. Adesso è diventato un piacere leggere le sue e-mail e ricevere i suoi regali. Sento più vicina lei di persone che abitano a pochi chilometri.

Laurearsi. Vuoi mettere non avere più il peso di dieci esami? L’anno scorso mi sentivo il fiatone.

Le persone che chiedono di vederti. In questo mondo di ladri, santi (finti), profeti (di disgrazie) e navigatori (marinai), è raro trovare qualcuno che ti si attacchi sinceramente non per proprio tornaconto. Io forse ho capito come si riescono a distinguere dalla massa. Quando vengono dalle tue parti per due giorni e un giorno lo vogliono passare con te.

Il master. Magicamente a questo master hanno partecipato persone con cui è bello, interessante ed educativo parlare. Ilaria ha studiato a Padova e vissuto in Spagna fino a Ottobre, ha ancora voglia di viaggiare e imparare (come me, come noi tutti), Rosella è stata un anno in Francia, Eleonora ha lavorato tre mesi in Egitto e si è chiusa in casa mentre fuori c’era la rivoluzione.

I concerti. Lou Reed, i Verdena, Cristina Donà a Lecce. Perché che anno è senza concerti? Mi danno un’estasi temporanea, durante la quale è bello anche quello che di solito odio, cioè mescolarmi alla folla. A Lecce ho aspettato tantissimo per vedere Lou Reed, ore in piedi con un caldo eccessivo. Ma poi ho chiuso gli occhi e dondolato la testa sulle note di Venus in Furs.

E tante altre che ora non ricordo.