l’amore è sconvolgente

sto cambiando. questa storia mi sta cambiando. in una maniera radicale, totale, che ora ancora non riesco a comprendere.

non concepisco più, per dirne una, uscire come un peso, le altre persone come assolutamente odiose e insulse. riesco a immaginare quello che provano e a metterle davvero sul mio stesso piano.
cerco di guardare le cose dalla prospettiva di lui. determinati modi di esprimere l’affetto non sono gli stessi, e mi sto aprendo alla sua prospettiva. sto imparando la sua lingua, e lui la mia. e ne stiamo creando una nuova. la tensione che sento a volte è data dalla paura di non riuscire a crearla questa lingua.
cerco di trovare il linguaggio per esprimere i miei sentimenti – qualcosa che prima non mi era richiesta. Non sto cambiando, non perderò la mia identità. Sono già così, ho solo bisogno di tirarlo fuori.
cerco di dare la mia fiducia a qualcuno. gli dò il mio cuore in mano. con la consapevolezza che potrebbe distruggerlo ma con la coscienza che non lo farebbe mai.

1 mese

e se ne andò ottobre. se ne andarono le notti insonni per il jet lag, goldfrapp la mattina presto con la tenda tirata per non vedere il cantiere di terra marrone davanti a me, gli occhi rossi per i viaggi intercontinentali, il deserto del gobi dal finestrino dell’aereo, la voglia di sentirti e il non poter accendere quel prodigioso strumento che è il cellulare. se ne andò la mia dipendenza dall’approvazione della gente. anzi no, quella non se n’è ancora andata. piano piano va via la sensazione di essere sbagliata. forse a furia delle tue parole, forse a furia di felicità pompata nel cervello dai tuoi baci, dai tuoi occhi verdi. se ne andò la mia insicurezza. lasciò il posto a una fiducia tranquilla come il mare con la bonaccia.

venne novembre e venne la voglia di farti una torta. venne il rocky horror al cinema a bari, abbracciati con la mia guancia contro la tua barba. venne la pioggia sui finestrini che ci proteggevano mentre ti abbracciavo fortissimo e scoprivo la meccanica dell’amore. e quello che venne dopo ancora non si sa.

Fermate

Sto pensando a cosa è meglio per me. A volte penso tanto all’amore. E’ sempre mancato dalla mia vita. Sono sempre stata la ragazza senza compagno – difficile per gli altri stare con me, non mi ci si affeziona facilmente. difficile per me trovare un ragazzo per cui valga la pena darmi pena.
Penso al mio futuro. Ci sono maglie appallottolate nel cassetto, le più vecchie hanno i pallini e sono un po’ sformate. ho butto un paio di scarpe la settimana scorsa, la pelle era come grattata via. Mi chiedo se il cuore mi si stringerà così ogni volta che dovrò gettare via qualcosa. Ogni settimana vado a L. almeno tre volte, sono sei per quattro ventiquattro euro. Prendere il bus è molto triste, specialmente quando piove. Salire tutti bagnati e timbrare frettolosamente il biglietto mentre l’autista riparte velocemente rischiando di farti cadere. Sedersi cercando accuratamente un posto vuoto, per spaparanzarsi meglio. Vedere sempre lo stesso paesaggio dal finestrino. Non riuscire a scorgere i volti degli altri, se non quando sale qualcuno. Ascoltare i discorsi, quando non si sente la radio. E’ meglio il treno, con la sua spaziosità, le sue stazioni affollate, i baci rubati alla fermata, la confusione di chi parte e chi arriva, la possibilità di confondersi tra gli altri e il piacere di condividere uno spazio. Le stazioni mi sono sempre piaciute. Anche gli aeroporti. Vorrei avere qualcuno che mi stringa alla fermata un giorno, che mi baci e mi lasci andare. Qualcuno a cui mancare, anche se poi non te lo dice.

Soundtrack: Offlaga Disco Pax – Dove ho messo la Golf?