Ora che ho finito l’università (gaudio et giubilo) ho molto tempo libero. Ahimè forzatamente libero: in altre parole sono disoccupata. Questa situazione ha due caratteristica: se da un lato può essere comoda perchè mi permette di dedicarmi ai miei piaceri personali dall’altro è alquanto incresciosa, perchè fa salire il mio senso di inutilità e fa aumentare di giorno in giorno il buco post-laurea nel mio cv.
Ho cominciato a riempire questo tempo di impegni. Uno di questi è il volontariato.
La mattina allora, cinque giorni su sette, mi alzo e vado in biblioteca.

La biblioteca della città dove vivo è piuttosto grande e moderna. Al piano terra c’è la sala conferenze, a cui si accede da un ingresso molto ampio. Al piano superiore c’è la cosiddetta “sala intermedia” dove molti ragazzi vanno a studiare. Non credevo che così tanti ragazzi studiassero nella mia città.
Io lavoro (non saprei trovare altro termine, comunque è chiaro che non vengo pagata) al piano terra. Aiuto i catalogatori e imparot qualcosa del mestiere. Ultimamente ho iniziato anche a capire come funziona l’organizzazione di eventi.

In realtà col volontariato volevo capire se il mestiere di bibliotecario era adatto a me.
Ora ho capito che non lo è.
I palchetti pieni di libri sono una vera tentazione. Il lavoro di bibliotecario però non riguarda propriamente il contenuto del libro, ma determinati aspetti fisici e tipografici (es. l’anno di stampa, l’autore, il numero di pagine ecc.) che servono a conservarlo e a rintracciarlo con sicurezza.

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foto mia: link

Perciò addio, cari libri miei. Magari vi chiederò in prestito. Verrò con la gru un giorno, ve lo prometto.

Nella biblioteca si può trovare di tutto: libri che risalgono agli albori della stampa, con le iniziali xilografate; alcuni in caratteri gotici, complicatissimi da decifrare; libri da epoche che vorremmo dimenticare e che ne portano i segni; pergamene grandi come lenzuola, dure per vecchiaia, giallo-marroni e scritte fitte fitte; diplomi decorati finemente di rosa, verde e bianco; manoscritti vergati da chissà quale paziente mano. Una gioia per gli amanti dell’antiquariato e dell’antichità in genere. O anche solo delle belle cose.
Ma il bibliotecario non deve lasciarsi sopraffare dall’emozione. Il bibliotecario deve controllarsi e procedere freddamente alla catalogazione, che già a volte è un compito arduo per i libri moderni, figuriamoci per quelli antichi.
Ecco, per quanto io possa ammirare sinceramente il lavoro del bibliotecario, non mi sento affatto portata per questo lavoro. Non posso avere un rapporto del genere con i libri. Esserne circondata tutto il tempo e non poterli leggere! Che tortura! Ma nella mia dittatura immaginaria c’è un grande spazio riservato alla biblioteche  ai bibliotecari.