(L)autoritratto

ho scoperto che la cosa più terapeutica che ci possa essere è farsi dei ritratti.

Due anni fa avevo iniziato un vero e proprio “progetto 365”, che implicava fare una foto al giorno per un anno – progetto che poi è naufragato. Queste foto potevano essere anche dei ritratti. alla fine la fotografia mi era venuta a noia, dovevo laurearmi e ho lasciato perdere tutto.

Nel 2011 non ho preso molto in mano la macchina fotografica. A settembre ho cominciato a partecipare regolarmente alle attività di un gruppo volontario Amnesty e ho preso di nuovo in mano la mia fedele nikon. Che sfortunatamente dopo poco si è rotta. E’ rimasta in assistenza fino all’inizio di dicembre

Adesso la mia Carlotta è di nuovo con me. Non assaporavo da tempo le sensazioni che ti può dare una fotografia. Sono sempre stata molto severa con me stessa, e giudico male le mie fotografie, figuriamoci i miei autoritratti che uniscono la critica al soggetto e all’autrice!
Tuttavia, guardando foto vecchie, mi sono accorta che non sono poi male come pensavo. Certo, non posso paragonarmi ai miei modelli, ma neanche a quelli che scattano foto di cui non si capisce il soggetto.

Ho ricominciato a fare foto e ho preso un soggetto problematico: me stessa. Adesso potrò sperimentare mille espressioni, mille modi di catturare la luce, i colori… Ho tutto quello che mi serve: modella, macchina fotografica e cavalletto!

domenica

io odio la domenica. non c’è nessuno per la strada. Solo gente che esce dalla chiesa. L’attività quotidiana è sospesa. Guardo i palazzi e i palazzi mi guardano. Deprimente.
Perciò sono andata in un posto dove l’attività ferve anche di domenica, anzi di domenica ancora di più: in pasticceria. Tutte quelle facce ansiose, quegli sguardi attenti, mi ispiravano una fotografia. Poco ho fatto, chè mi vergognavo.

on

se devo comprare una reflex devo ritrovare il perduto eroico furore che mi animava davanti a una scena, un paesaggio, o sempiicemente quando premevo il tasto on, fosse pure in giro per l’università.