Bascarsija nights

Di Sarajevo mi sono piaciuti:
-i gatti in cerca di coccole
-la musica blues (sevdah) che unisce le generazioni nel nome della tristezza allegra di chi si ferma a riflettere sulla propria vita (“sevdah è quando mio padre piange ed è felice” mi ha detto Haris nella sua spiegazione di cosa è sevdah)
-le feste dove tutti sono amici di tutti
-la grappa alla ciliegia a buon prezzo, come tutto il resto, cevapi e burek e croissant alla nutella compresi
-la moschea Bascarsija e il suo muezzin che ascolta musica dal cellulare
-Fuwad contento e innamorato della sua città
-le giornate sotto il sole, nonostante tutto
-trovare il blogger che leggevi quando avevi 15 anni e che ti ha dato qualche mito (Tank Girl, il Settantasette, MTV, gli Smiths, i flyer) e scoprire che è una persona meravigliossa
-fotografare Elisa con tutti gli sfondi possibili
-il tram rosso ciliegia a pois che non sono riuscita a prendere
-l’odore del narghilè
-le sere fredde nei locali a ridosso del fiume (Galore)
-non essere stata contenta di determinate situazioni ed esserlo adesso. Sono piena di contraddizioni, ma è una contraddizione essere felici adesso di qualcosa che nel passato ti provocava fastidio? Tutto è più bello nel ricordo. La prossima volta che mi lamento perché voglio tornare a casa alle 22 legatemi alla sedia

La città sul mare

ho un sacco di foto. Le mie preferite sono quelle che ho fatto dal Vue, quando il Bund è una striscia luminosa e la torre della tv sono due sfere di strass rossi. Non ci sono io in nessuna delle foto. L’unica in realtà è stata scattata quando eravamo ancora in Italia, e sono io che sorseggio un bicchiere di succo d’arancia mentre sono comodamente seduta in una poltrona della business class.

Ho avuto ben poco tempo di pensare ai cambiamenti che si sono verificati nella mia vita negli ultimi mesi. Il solo fatto di aver fatto un viaggio senza aver perso o dimenticato nulla mi sembra un motivo sufficiente per decretare il mio successo. Tuttavia, ancora non riesco a rendermi conto di quello che mi sta accadendo. Tipo che se leggo i nomi delle persone che ho incontrato nell’ultima settimana mi viene mal di testa. Una che fino a due mesi fa riusciva con sforzo ad articolare qualche sillaba in presenza di persone autorevoli si deve abituare a parlarci, discuterci, dargli risposte e volendo anche a scherzarci. Adesso sono capace addirittura di arrivare in tempo agli appuntamenti (tranne quando mi vengono i colpi di sonno, in quel caso batto i record olimpionici di velocità), di sopportare la presenza di altre quattro persone per sedici ore, di fare quello che dicono gli altri, di Mi sento discretamente preparata a tirare fuori altre abilità nascoste, o quantomeno a evolvermi (se non altro per sopravvivere). Sono brava a sfidare i miei limiti. Forse perché l’ho fatto per tanti anni.

Di questo viaggio mi ricorderò: la bravura di Y. a parlare italiano, la bravura di Y. in generale, l’allegria di Y., le luci del tunnel del Bund, le luci del Bund, la cucina di “M”, le orchidee di “M”, le cartoline-segnalibro-brochure di “M”, il bagno del Peninsula, il rosso dei lounge bar, lusso sfrenato dei negozi, i cancelli dei quartieri che si aprono sui palazzi dai mattoni rossi, le ragazzine sorridenti impiegate nei colossi governativi, l’autista che ride a casaccio, il ponte di “Blooklyn”, i commessi del fake, le nuvole, le nuvole, le nuvole indistinte, un blocco costante e uniforme, la bellezza della città nonostante le nuvole, la bellezza che si svela di notte.

mercoledì parto

Mercoledì parto. Prendo il treno per andare a Forlì. Da sola. Già a pensarci mi sento più alta di svariati centimetri. Un po’ di paura c’è si ma è soverchiata dall’eccitazione e dall’impazienza di vedere posti nuovi e fare il test e aspettare i risultati fino al 26 settembre.
Questa è la prima volta che viaggio da sola, l’anno scorso a Urbino ci andai con le mie amiche di corso, ma non conta perchè stavolta al massimo posso parlare con i muri dell’ateneo. Chissà se incontrerò qualcuno sul treno. Mi piacerebbe conoscere qualcuno che fa i test d’ingresso come me. Qualcuno che la notte sogna erasmus a Saarbruecken e di parlare tedesco tutto il tempo. E se poi ci trovassimo insieme a Forlì tra un mese? Mygodness sarebbe bellissimo.
Ora concentriamoci su Forlì e facciamo in modo da attirare quest’esperienza nella mia vita. Sarebbe per me l’opportunità più grande di realizzare i miei desideri. Lingue vuol dire viaggiare, conoscere persone e modi di pensare, e cosa c’è di più eccitante di fare l’interprete??